
La mia mente oggi se ne sta immobile, ma non impotente, davanti ad un mare inesplorato di pensieri. Un ostacolo che si pone tra me ed il solito ovunque ancora da raggiungere.
Un sole infetto riscalda le mie quotidiane incertezze, mentre altri dubbi suggeriscono le immagini di improbabili mete che attendono solo di essere scoperte.
Ma quale ponte sarebbe in grado di osare oltre questo orizzonte?
Sto qui, seduto a pochi metri dal mare, mentre i pensieri si rincorrono tra passato e presente senza sfiorarsi nemmeno. Mentre la mia testa rielabora i ricordi di fantastiche stagioni passate.
Non basta saper nuotare.
Non basta saper contare tutti quei relitti di navi affondate che non torneranno mai a galla.
Chiudo gli occhi cosí che migliaia di dettagli squisitamente tecnici finiscano in acqua.
Ora é una ingegnosa fantasia che disegna il ponte perfetto.
Quel progetto razionalmente visionario che non ha certo bisogno di una riva opposta per funzionare.
Ed io ho voglia di crederci.
La mia architettura é in grado di avvolgere il tempo e poi farlo scorrere di nuovo.
Emozioni comuni di tempi non comuni si confondono tra rive che forse aspettavano solo di essere raggiunte.
O forse no.
Non si trattava di vederle o non vederle. Non si trattava di essere o non essere mai stati lì, ma di averlo in qualche modo solo dimenticato.
Apro gli occhi.
Mi immergo nella magia fredda di questo nuovo stato emotivo, quasi allucinatorio.
Mi inebrio di un niente che é già abbastanza.
Intanto un cuore comunque batte e se ne rimane timidamente in disparte, senza avere il coraggio di dire piú nulla.
Tag: Gianluca Marcucci

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