Diari di un futuro imminente /6

Ci sono istanti in cui mi sento così coraggioso da poter inventare una favola. Che poi non serve nemmeno una fantasia fuori dal comune. Basta una naturale predisposizione a scrivere, la fine di una serata un po’ alcolica, Roma di notte, qualche ricordo e una vecchia canzone degli Spandau Ballet. Scenari, suoni, luoghi, corpi. E poi una platea dove tu siedi da sola in fondo alla sala. In ultima fila. Con una vestitino da sballo e la coscienza annoiata.
Non serve nemmeno chiudere gli occhi. Posso immaginare distintamente i tuoi fianchi che scorrono docili tra le mie mani. Quelle che il tempo ha disegnato intorno a te in quel preciso istante, per quel preciso momento. Mani in grado di risalire la corrente attraverso ogni tuo singolo respiro. Mani che scivolano nello spazio angusto tra i tuoi seni. Che indugiano sulle spalle, poi sul collo. E poi ancora lungo gli angoli più remoti della tua schiena. Conosco il sapore di un bacio dove non ti aspetti. Ha un retrogusto dolciastro, con qualche timida nota di mandorle. Quelle dell’albero dietro la casa dei nonni in campagna. Quello che da piccolo mi arrampicavo e rimanevo seduto per ore tra i rami a guardare il mondo.
La realtà allora era un pensiero trasparente e la natura una donna bellissima.
Sei l’irrinunciabile profondità dalla quale un uomo non può risalire. E io vorrei perdermi consapevolmente. Vorrei mandare ogni singolo atomo dell’universo a farsi fottere una volta per sempre. Vorrei cavalcare il tempo, sfidare il potere di un destino distratto. Lottare, vincere o perdere, poi comunque precipitare. E godere attraverso le meravigliose finitezze del tuo profilo.
Non aprire gli occhi stamattina. Tienili chiusi fin quando non avrai ascoltato tutto quello che ho da scrivere. L’imbarazzante piacere di un uomo passa attraverso i suoi desideri più profondi. Ed ora è netto. Palpabile. Quasi indescrivibile. Generato dalle mie fantasie quando urtano con forza il vetro scheggiato della realtà.
“Gianluca scendi di lì, che il ramo può spezzarsi.”
“Si, nonno ora scendo.”
“Subito, ho detto.”
“Un attimo. Solo un minuto. Solo un secondo. Un ultimo istante ancora.”

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