La cosa giusta

Il sole calibra un’alba radente sui campi davanti alle finestre della mia stanza. La luce sbatte sugli alberi. Poi rimbalza sul perimetro dei prati e li tinge di un verde che sembra darti il buongiorno.

La periferia di Bergamo è il confine tra esistenze che continuano e mondi che purtroppo non ci sono più. In strada nessuno. Il nulla se la gioca con i fagiani timorosi e i conigli. E poi ci sono i gatti assonnati che ammiccano pigri alle tortore sui tetti e qualche lepre attempata accovacciata al sole. Succede spesso, soprattutto a quest’ora del mattino.

Il Coronavirus ci sta trasformando tutti. Almeno noi che possiamo raccontarlo. La sospensione forzata della vita come la ricordavamo tira una riga di silenzio su tutte le nostre abitudini. Ne crea di nuove.

Vedo nel silenzio di queste mattine qualcosa di più religioso di qualsiasi cerimonia. Credenti e non credenti, come è sempre stato. Tutti lì ad aspettare che passi. Anche se “il cosa” non lo abbiamo ancora capito. La nostra paura? La furia del virus?

Ma è ovvio che sia così. Perché in una città dove si muore troppo. In questa Bergamo dove tutti hanno perso almeno un amico. Non c’è bisogno di cerimonie, basta un TG per piangere o sfogare la rabbia dei nostri “andrà tutto bene”.

Malgrado il rumore assordante che questo silenzio porta con sé, un ricordo riemerge sempre al mattino. Qualcosa che da bambino ero abituato a sentirmi ripetere infinite volte. “Non allontanarti troppo” mi sussurrava mia madre. Lo stesso faceva mio padre, gridandolo con la mano tra i denti. Quando ero davvero lontano.

E io lo sento gridare ora, con la mando dolcemente tra i denti. No, non mi allontano papà. Resto qui a portata di cuore. Mi hai insegnato a non fuggire.
Ad aiutare. E ovunque sono stato sono rimasto con sentimento, dando più del dovuto. Anche quando si complottavano facili invidie.

Lo so che mi tieni d’occhio e io mi lascio osservare da distanze abissali. Ci scalda quello stesso sole che ogni mattina sembra cancellare brutte realtà per non farle esistere più

Non mi manca nessuna messa, nessun appuntamento, nessuna cena od occasione sociale. Mi manca l’abbraccio forte dei miei genitori.

È un incubo e ormai ci siamo dentro davvero tutti. Minacciati dalle sue più inarrivabili profondità. Percepisco in questo silenzio un dramma collettivo. Lo sento chiaro e al tempo stesso sono grato a me stesso di sentire questo dolore, perché vuol dire esserci ancora.lAmo fare parte di questa gente.
Amo pensare che ogni mattina sia quella giusta per tornare a vivere.


Amo chiudere gli occhi e salutare i miei genitori dalle finestre della mia stanza.
E amo rendermi conto di non aver fatto la cosa buona, ma la cosa giusta. Rimanendo qui a Bergamo a resistere con tutti voi.

4 Risposte to “La cosa giusta”

  1. ilmestieredileggereblog Says:

    Bellissime e commoventi riflessioni.

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  2. poetella Says:

    bravo.
    A pensare e a scrivere.

    Piace a 1 persona

  3. Sel Says:

    Perché tu sei lontano da te ….

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  4. Selenia Says:

    Perché tu sei lontano da te ….

    "Mi piace"

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