Prova ad accendermi

Jep aveva incontrato quella ragazza a Madrid, durante una visita al Prado.

Lei era intenta ad osservare “Il Giardino delle Delizie” di Bosh, un capolavoro realizzato su ante di legno. Da un lato la creazione del mondo. Dall’altro la visione dell’artista del paradiso e dell’inferno.

Jep considerava l’arte noiosa. “Un quadro è sempre in contraddizione con il mondo che lo circonda” diceva. E poi era difficile immaginare qualcosa di più interessante di un profilo di ragazza immobile di fronte a una qualsiasi tela appesa.

Jep diceva che “le donne belle sono ovunque”, ma che “solo all’interno di un museo una donna bella diventa anche interessante”. Quel giorno Jep osservó la bellezza dell’opera di Bosh riflessa nello sguardo di una persona incantevole.

Alice. Si chiamava Alice. E moltissimi sguardi dopo, quegli occhi sarebbero diventati il baricentro di tutto, ma anche la fonte di innumerevoli incertezze.

Dubbi dal sapore barcollante. Qualcosa di simile a una brutta sbronza notturna. Una serata brava trascorsa a rotolarsi da lungotevere ai giardini di castel sant’angelo. Abbandonato e confuso sotto l’occhio curiosi dei gabbiani gracchianti.

“Dammi da accendere”, gli aveva chiesto Alice. “Oppure prova a accendermi.”

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