La piuma

Al mattino certi pensieri assumono la consistenza di una piuma. Li puoi immaginare che volteggiano in aria. Incapaci di toccare terra senza aver prima oscillato ripetutamente tra tutti i possibili estremi. Un po’ a destra e poi a sinistra. Sempre comunque fedeli alla legge di gravità e irrimediabilmente diversi. Ancorati alla mimica del vento e all’umore dell’osservatore. Mi succede ricordando un abbraccio. Un sorriso. Uno sguardo. Un film. Una canzone. Una certezza. Un sapore. Un odore. Un viaggio inaspettato. Una sensazione forte. È in quel preciso istante che qualcuno acquisisce un credito nei miei confronti. Il che non corrisponde esattamente a un mio debito verso un’altra persona. E poi esistono anche i crediti inesigibili. Sono quelli nei confronti di chi non ho mai conosciuto e mi ha comunque emozionato. Soprattutto da piccolo quando ero più portato a farlo. A emozionarmi. I miei sono stati John Travolta e Olivia Newton John. I Supertramp. I Duran Duran. Gli Spandau Ballet. Renato Zero. Mina. Sir Arthur Conan Doyle. Bukowski. Clive Cussler. Walt Disney. Jan Fleming. Stefano Bonvicini. Michele Ferrero. Stanley Kubrik. Antonio De Curtis. Alberto Sordi. Ugo Tognazzi. Nino Manfredi. Marcello Mastroianni. Roger Moore. Tony Curtis. John Wayne. Terence Steve McQueen. Robert De Niro. Clint Eastwood. Virna Lisi. Monica Vitti. Leonardo Da Vinci. Giacomo Leopardi. Gian Lorenzo Bernini. Munch. Monet. Picasso. Bruno Conti. Agostino Di Bartolomei. Ma i crediti sono stati davvero tanti. Almeno una cinquantina in più. Inutile star qui a fare l’elenco della spesa. Volevo solo chiarire il concetto. Tutto quello che nella mia vita è diventato un credito, mi ha praticamente trasferito emozioni. Ricordi primari. Qualcosa che è rimasto dentro e non ho mai restituito. Qualcosa che in fondo non sarebbe possibile nemmeno restituire. Perché non dipende certo dalla volontà, o meno, di farlo. Stamattina ho seguito le bizzarre traiettorie di quella piuma. Le ho assecondate con gli occhi. Perché le forze che abitano i miei universi non sono gestibili. Non sono affrontabili, ma solo assecondabili. E poco importa se si chiamano col nome di un dio, o destino, o fato. Gli eventi si verificano e basta. Le persone reagiscono. Punto. Le storie si intersecano. I crediti aumentano. E tutto tende a toccare terra. In fondo dipende solo dalle correnti, dalle temperature e dalla voglia che abbiamo di credere che sia così.

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