Ambivalenze

E quindi? Quindi niente, non so. Il secondo caffè stamattina è già andato. Il libro sembra scorrere bene. Quante volte ho scritto e cancellato pagine. Quante volte ho creduto che sarebbe stato meglio abbandonare e mettere tutto sul blog. Quando presumo un interesse per ciò che penso lo metto on line. Magari è solo un mio punto di vista. Eppure mi illudo che possa incidere. Dare un significato. Rappresentare uno stato d’animo per le persone che passeranno di qui. E dov’è questo “qui”? E’ in rete. Nella moltitudine delle banalità. Nella penuria dei percorsi privi di senso.

Credo che conoscere il motivo delle cose che si fanno sia più importante del modo di fare le cose. Scrivere bene? Scrivere male? Ma soprattutto “perché” scrivere? Confesso di farlo immaginando di essere letto da una persona in particolare. Speciale. Unica. Cammino in equilibrio sul filo di questa ambivalente convinzione e la cosa non mi turba più che ogni altra azione compiuta al mattino. Un po’ come bere il mio terzo caffè. Tutto è ambivalenza. Tutto è speranza e immaginazione. Che io sia in grado di raccontarlo, o no. Che io sia  davvero capace di crederlo, o meno.

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