Una volta per tutte

Dicono che dietro ogni notte trascorsa a scrivere si nasconda una buona idea. Un’ottima idea, probabilmente. Io ho questa presunzione. Quella che alla fine sia davvero così.
In fondo il mio problema non sono mai state le insicurezze, ma le troppe certezze.
Agire non mi ha mai turbato nemmeno un po’ ed è qualcosa che probabilmente ha a che vedere con il mio passato. Una storia intangibile.
Ultimamente non sogno più come vorrei. Desidero. Immagino. Penso e racconto cose di cui controllo la punteggiatura, ma non il senso. Ieri sera ho scritto un’altra storia. Stamattina l’ho letta e riconsiderata parola per parola. Ne ho sentito le emozioni espandersi. Contrarsi. Diventare diverse. Consapevoli. Le stesse che avrebbe un verme scavando il suo percorso all’interno di una mela già marcia.
Ho ritrovato la dolcezza dei condizionali. Ho celebrato le liturgie del tempo perso. Dei passi indietro e di tutte quelle pindariche rincorse prese per sfondare una porta chiusa.
Probabilmente io e te arriviamo da universi lontani e diversi. Tu non hai mai una risposta in cui credere. Io ho sempre demagogiche certezze. Alcune nuove. Altre di cioccolata.
Per esempio che il tempo passa. Che l’egoismo dilaga. E che amare non è sempre un buon motivo per restare. Perché il punto non è mai trovare la forza per non rimanere. Ma avere la forza di non andarsene.
Le negazioni implicano uno sforzo di volontà maggiore.
Ma amare non può ridursi a un atto di volontà, o peggio ancora al “non pensare”, come scriveva Pessoa. Almeno non in quella versione dell’amore che conosco io.
Amare è un atto creativo. È lasciarsi trasportare dagli eventi. È luce che illumina e non importa che si tratti del sole o del suo riflesso sullo specchio. Amare è inconsapevolezza. Un piccolo e detonante dettaglio che genera supernove e oscuri baratri in cui sprofondare. Una parete dove affrescare un universo nuovo senza disperdere patrimoni di parole.
C’è amore nei tuoi occhi assenti. Nelle tue innumerevoli insonnie. Nelle tue mani piccole e lungo le tue gambe infinite.
C’è amore nel vino rosso anche quando sa di tappo. In tutti i nostri sbagli. Nei girasoli che appassiscono. Negli abbracci. Nelle lacrime. Nei capelli lasciati cadere sul pavimento in bagno e nelle foto da sola. Anche in quelle che non pubblicheresti mai su un social network.
L’amore è profanazione. La revisione di un progetto di vita ordinario che non funziona più. Una musica da fischiettare con le mani in tasca. Quel pericoloso binario da attraversare di notte, con la nebbia, solo perché porta dritto a un cuore.
Esiste un posto nella mia testa dove le storie sono già successe. Un luogo dove si lasciano osservare. Immobili e silenziose come le pagine di un libro. Si fanno leggere e raccontare.
Anche tra l’erba delle citazioni di Pessoa può nascere un fiore.
Ma non esiste strega senza mela avvelenata. Non c’è drago che non contempli un eroe. Non c’è amore che sia spiegabile completamente. Amare è illogico, ma non lo sono le sue conseguenze.
E intanto, ai confini di questa storia, un uomo si aggira pallido e stanco. Scuote la testa, si scrolla di dosso qualche leziosa parola d’amore e poi dimentica tutto prima di perdersi nel ventre oscuro di un mondo che forse ha creato proprio lui. Ovunque esso sia.
Esiste un universo per chi vuole imparare ad amare e un’altro per chi desidera smettere di farlo.
Io vorrei solo trovare il mio, una volta per tutte.

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