Mi tremano le parole

Mi sono svegliato presto.
Ho fatto una doccia fredda.
Ho bevuto un caffè con disinteresse. Al bar ho sentito gente parlare. Le solite cose, banalità quotidiane. Sono rimasto per un secondo ad ascoltare il rumore delle stoviglie accatastate fissando un balcone immaginario dal quale si affacciano le grappe e gli amari. Poi sono uscito e ho lasciato che un paradossale freddo del mattino mi cambiasse l’espressione del viso.
Ho scelto una strada nuova per camminare, ho provato a cambiare prospettiva.
Ogni tanto prendo una via diversa per fare due passi, ma è una consolazione illusoria. Alla fine mi trovo sempre allo stesso incrocio ed è li che mi rendo conto di quanto tu sia inevitabile.
Lo sai? Potrei mostrarti un albero bellissimo. Non ha foglie. Non ha radici, ma centinaia di piccole luci a led. E non è importante cosa fosse in passato. Dove fosse piantato o come alla fine è stato reciso, perché ciò che rappresenta oggi è comunque qualcosa di meraviglioso.
Stanotte mi hai scritto, perché scrivere è comunicare.
Hai completato una pagina di pensieri legati a convinzioni apparenti e al piacere di un gesto. Come se volessi fumare o bere un bicchiere di troppo.
Esiste un piacere tutto particolare nei gesti, nel modo in cui ci si predispone a farli.
Nelle parole scritte c’è qualcosa che cerca d’uscire dal silenzio, di significare attraverso un linguaggio. Scrivere è picchiare colpi con i pugni su una porta che nessuno vuole aprire. Come per dire “vi prego, lasciatemi entrare!”
Scrivere è qualcosa che ci somiglia. Scrivere è tutte le parole che abbiamo imparato a sussurrare.
Stamattina sono una stella cometa e il mago cattivo. Sono il coraggio e le paure che mi scrollo di dosso per farmi ascoltare meglio.
Puoi parlare alla mia mente. Ma non al mio sangue. Il sangue non lo convinci. E il caso vuole che sia lui, e non la mia testa, a tenermi in vita.
Tutto quello che amo è già stato scritto e io lo tengo stretto nel palmo della mia mano. Niente libri, niente carta, ma solo inchiostro elettronico. Non è che ci sia molto altro da dire. Eppure riesco a trovarlo.
Sì, forse il mio buongiorno è come un raggio di luce che entra dalla finestra della camera da letto. E non importa che sia lo stesso raggio di ieri. È importante che scaldi l’anima.
Non credo di aver bisogno di molto, penso di avere più o meno ciò di cui ho bisogno. Tutto quello che amo è nel palmo della mia mano, anche i demoni che combatto. Quelli che in fondo mi tengono vivo. Pazienti, aspettano solo che mi cada la penna e mi stanchi di te. Ma non succederà.
Non sarà semplice e non voglio che lo sia. Io sono un guerriero fatto di mille parole e singoli raggi di luce. Un uomo imperfetto che vive delle sue battaglie.
Ora accendi i tuoi led e illuminami la strada. Ma prima di uscire lascia due consonanti sul tavolo, perché mi tremano le parole e stamattina non riesco a dirti buongiorno senza scrivere anche… “Ti amo”.

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