Quando si diventa grandi


Stamattina il mio delirante obiettivo è rimettere un po’ in ordine alcuni ricordi, nella speranza di fare un po’ di opportuna chiarezza nel mio passato..
Tra le pareti della mia coscenza c’è una vecchia scrivania che conserva dubbi e pensieri lasciati da sempre in spontaneo disordine..
Ci sono riposti tutti i momenti legati ad un passato recente e lontano.. le immagini.. le storie.. gli articoli.. i post mattutini e tutti i testi delle canzoni più belle della mia vita..
Sposto una pila di ricordi e ne scivola via uno.. “I didn’t know” dei Phd..
Fù mio primo lento ad un festa di compleanno e lo ballai con una ragazzina stupenda, Francesca Badia.. Dovevamo avere intorno ai 13 o 14 anni.. eppure sembra ieri..
Quanti mucchi di appunti inchiostrati e pensieri abbozzati, ma mai definitivamente conclusi.. E’ inquietante come tutto appaia prudentemente in disordine.. eppure opportunamente al suo posto..
Incompleto..
Apro il cassetto e ritrovo bozze di decisioni affrettate e mille istantanee di scelte sbagliate.. Ma dai.. c’è anche una vecchia foto che mi ritrae con Erik Cantona.. Questo si che è un bel ricordo.. E chi se la rammentava quella stoica partita di beach soccer..
Questo disordine comincia ad assumere i contorni della logicità.. Tra i tanti pensieri di carta ritrovo gli oggetti soliti della mia esistenza: un cellulare Nokia scarico.. il doppione delle chiavi della macchina.. una bottiglia di chinotto Neri.. la fede nuziale.. un paio di occhiali Ray Ban ed un portafogli della Timberland in nappa..
Sulla fede c’è ancora scritta la data del matrimonio.. 4.7.1999.. I nomi però sono sbiaditi..
Vado avanti nella mia paziente esplorazione mentre i dubbi si fanno avanti.. li sento bisbigliare con rispetto..
Forse è il momento di tornare di corsa alla realtà.. Accenno uno scatto.. mi scoppiano subito i polpacci e per correre devo far ricorso a tutta la mia rabbia..
Rientro nella abituale quotidianità e trovo la colazione pronta in tavola..
Prendo un bombolone e mi chiedo quante siano in fondo le banali cose che potrei fare semplicemente.. senza pensare..
Allacciarmi le scarpe.. aprire il frigo.. spengere la luce all’ingresso o zuccherare il cappuccino..
Ma no.. io voglio esserci sempre.. anche nelle cose apparentemente più meccaniche..
Il giorno del mio quarantesimo compleanno Niki mi ha fatto una domanda ben precisa..
“Papà ma quando si denta grandi?”
Quando.. quando..
Credevo di essere cresciuto il giorno che i miei giocattoli hanno smesso di parlare..
In realtà è solo scoprendo di poter dialogare con me stesso che sono diventato grande..

“Niki si diventa grandi il giorno in cui smettiamo di chiedercelo..!”
“Tra 5 anni allora papa’?”
“Chissà.. Forse si amore mio! Magari anche tra 5 anni, ora però abbraccia fortissimo il tuo papà..”

Il sole di oggi accende il buon umore.. era ora..

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