IPT Venezia 2009, Cronaca di una vittoria all’High Roller

PREMESSA

L’appellativo “orso” ebbe origine un pomeriggio di 6 anni fà a San Pietroburgo, a quei tempi ero solito trascorrere alcune ore del pomeriggio da solo in una caffetteria sulla Nevskij Prospekt, leggendo un libro o curiosando su internet, fu lì che la mia ragazza attuale mi notò. Da quel giorno per lei sono “the bear”. Strano perchè gli orsi come me non cercano mai compagnia e non fanno comunella tra loro. Siamo schivi e diffidenti e contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non siamo nemmeno aggressivi. Però attacchiamo se ci sentiamo minacciati o impauriti. Di solito corriamo verso il nemico emettendo un vocalizzo tipico, il ruglio, poi a pochi passi dal pericolo ci fermiamo e facciamo marcia indietro, siamo costantemente in bluff.
HIGH ROLLER
La sveglia per l’orso suona come al solito alle 8.30, gli occhi sono ancora abbottonati, il sole che di solito filtra tra le persiane della camera al mattino oggi sembra un vago ricordo dei giorni passati. Distratto. Ho il difetto di dimenticare telefonini, agende e documenti ovunque, ma ho una memoria ferrea per le cose che contano. Non scordo le persone, le abitudini, i luoghi, le storie, i momenti che so di avere molto amato e gli appuntamenti importanti, come quello che alle 14.00 mi vede al tavolo con 8 tra i giocatori di “sit and go” più forti al momento in Italia.
Al bar i clienti hanno tutti tutti la stessa faccia, vedo qualcuno che tenta di scherzare, ma non viene da ridere a nessuno. Non è la solita ricca colazione dell’orso. Mi sforzo e cerco di mangiare qualche cosa, ma ho lo stomaco chiuso, masticare in queste condizioni è quasi un dovere.
Fino al casinò è una bella passeggiata, la tensione comincia a farsi sentire. Rifletto su come questo sport riesca ad annullare tutte le differenze, si diventa amici, non importa la nazione, la professione, l’età, è una grande torre di Babele e tutti siamo lì a condividere la stessa passione, le stesse paure e qualche volta le stesse gioie. Il tavolo è da favola: Francesco Nguyen, Claudio Swissy Rinaldi, Andrea Benelli, Cristiano Blanco, Niccolo’ Caramatti, Dario Minieri, Pier Fabretti, Filippo Candio. Avversari estremamente temibili, fortissimi, alcuni molto aggressivi. La struttura giocabile prevede 30,000 chips e bui da 100-200, il gioco è subito molto aggressivo con Nguyen che entra in quasi ogni piatto pescando anche molto bene, già alla terza mano, in heads up con lo stesso Nguyen, chiudo un colore al flop e decido di giocarlo “slow” callando la “continuation” del pro di Lottomatica. Il board mi aiuta fino al turn, ma il nove al river premia Francesco che chiude un full e dimezza il mio stack. Neanche tre mani e sono già lo short del tavolo. Se il paragone fosse con una tappa del giro d’Italia potrei dire che alla prima salita, cambio marcia ed esce la catena, mi guardo intorno e nessuno si ferma. Sarà dura ripartire e sono già tutti avanti.
C’è una regola nel poker che in generale puoi applicare anche nella vita: Se cadi, se prendi un brutto colpo, nessuno si ferma ad aiutarti, devi farcela da solo.
Il torneo dell’orso passa in modalità spettatore. Nguyen è in assoluto il più attivo. Claudio Rinaldi invece il più sfortunato. Incappa in una mano “set over set” con il pro di Pokerstars.it Fabretti ed è player out. Solo un livello per Claudio, in assoluto uno dei giocatori più temibili al tavolo. Claudio è un fenomeno vero. Trovo sportivamente triste, ma egoisticamente rassicurante non averlo al tavolo nelle fasi salienti della partita.
Intanto continua la battaglia, Fabretti è il chip leader ed aspetta sornione gli eventi. Nguyen, Minieri e Blanco fanno azione.
Dovrei recuperare qualche chips, ormai sono quaranta minuti che non gioco e ora sono abbastanza credibile. L’occasione per l’orsetto si materializza subito e dopo un raise di Nguyen per 1200 da “cut off”, faccio call da bottone. Benelli, che in un paio di mani analoghe aveva già tribettato, si ripete rilanciando da SB per 5900, Blanco dal “big blind” folda, così come Nguyen. Il fold di quest’ultimo mi lascia campo aperto e mando istantaneamente in steal per 24300 totali. Benelli probabilmente in bluff o con una mano marginale folda.
L’orsetto si lecca i baffi e dichiara AA. Nguyen conferma riportando alla memoria una analoga giocata in un main event a Sanremo. Ma in realtà è stato solo il “ruglio” dell’orso, coppia di 6 in demi bluff.

All’inizio del terzo livello la situazione è questa:
Nguyen 44.500 Marcucci 26.000 Benelli 21.000 Blanco 34.500 Caramatti 22.000 Minieri 31.500 Fabretti 58.500 Candio 32.000
Dario Minieri, andato per qualche minuto short stack, si riporta in quota, cambia marcia e diventa aggressivo, a farne le spese sono prima Caramatti e poi il pro di Everest poker Cristiano Blanco.

Io faccio fatica a tenere la bici dritta per non cadere. Cedo due volte il passo, poi, in una mano con QJ esco rilanciando da UTG per 1200, ho intenzione di rappresentare una monster e giocherò come se l’avessi. Trovo il call di Fabretti e Candio. Dopo il flop però vedo Candio con una strana luce negli occhi, noi orsi siamo sospettosi di natura, abbasso le pretese, divento guardingo e lui mi attacca al flop , decido di seguirlo e al minimo segno di debolezza di mandarlo in all in, ma al turn mi attacca ancora pesantemente, lo seguo ancora, se è in bluff non avrà la forza di continuare (almeno credo), al river invece mi betta di nuovo in maniera ancora più decisa.. niente da fare l’orsetto accusa il colpo e torna nella tana. Sono di nuovo short stack e con poche possibilità di fare azione.
Assisto ad una serie di colpi interessanti tra Cristiano Blanco e Minieri. Prima è Cristiano a strappare un bel piatto, poi è Dario a rispondere mettendo in luce tutta la sua chirurgica abilità di lettura e chiamando istantaneamente al river in un piatto importante solo con K high.
Sono innamorato di questo ragazzo, criticato, estroso, disarmante, talentuoso, ed alla fine in ogni caso sulla bocca di tutti. C’è solo una cosa peggiore del parlarne male, non parlarne. E di Dario si parla sempre. E’ grande a prescindere.
Intanto anche Caramatti sembra essere in difficoltà, in questa tappa mi trovo in sua compagnia a pedalare in salita. Lui sembra fare più fatica di me, la sua non è probabilmente una posizione aerodinamica. Non deve aver visto un gran numero di mani giocabili. Rimane comunque un grandissimo player.
L’attesa comincia a dare i suoi frutti. Prima è Minieri a farsi trovare in steal da Nguyen e poi è un illuminato e determinatissimo Cristiano Blanco ad eliminare Candio in una mano analoga. Alla pausa cena si arriva con questi numeri:

Nguyen 110.700 Marcucci 27.500 Blanco 53.200 Caramatti 19.800 Fabretti 58.800

Che sia carne o pesce l’importante per un orsetto adulto è incamerare 2 chili di grasso al giorno. Per questo sarebbe necessaria giornalmente una grossa quantità di cibo: circa 15 chili.
Per fortuna non sono un orso vero ed in questo caso mi accontento di un prosciutto e melone, gli altri non sembrano seguire una dieta particolare. Nguyen è il chip leader ed al tavolo apparecchiato va all inn esibendosi in un: antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, caffè ed ammazza caffè. Un vero fuoriclasse !!

Dopo la pausa cena Nguyen elimina Caramatti vincendo il coin flip della speranza, ma paradossalmente, rimasti in quattro, è il torneo di Fabretti a cambiare. Diventa aggressivo e letale in numerosi colpi sia ai danni di Cristiano, che di Francesco.
E’ sempre più difficile rubare i bui che, a questo punto, sarebbero indispensabili. Decido per una mano in steal “any two” sul probabile raise da bottone di Fabretti, che sta rilanciando ogni mano da quella posizione. Sia Blanco che Nguyen sono diventati molto prudenti in bolla dopo le ultime mani perse, quindi pericolosi, perchè in chiaro affanno possono giocare solo col punto, Fabretti no. Il suo stack è alto, sta pushando, su di me può foldare senza rimorsi, magari senza rischiare di rimettermi in gioco. La fold equity sui buoni giocatori non esiste, ma io devo fare qualcosa e non posso aspettare AA. In più ci sono buone chances che non abbia una mano giocabile. Al suo puntuale rilancio da bottone di 3400, sul fold di Nguyen, mando i resti diretti con 93 per 19600. Fabretti chiama con 44 senza pensarci. La fold equity non ha retto, né tantomeno l’immagine solida al tavolo. Esco comunque miracolato dal board e raddoppio portandomi addirittura sopra Cristiano.
Malgrado il colpo perso, Fabretti continua a giocare un gran poker, molto aggressivo. Potrebbe essere la mia fortuna, perchè c’è tutta l’aria che possa riuscire in ogni momento a fare un player out regalandomi l’ITM. Poi però, Cristiano spilla QQ e Fabretti decide di chiamare il suo all in diretto con 77. Le donne reggono. Tra l’altro in quella mano foldo AT, al flop avrei chiuso un tris. Non potevo comunque chiamare, ma sento che le carte sono dalla mia parte oggi.
Il problema per l’orsetto è che, dopo l’ultimo colpo, i tre giocatori avversari sono tutti pari stack e si rispettano, mentre le mie chips tornano, con i bui pagati, sotto soglia 30000.
Non sto vedendo carte, decido di giocare una mano K5 limpando per 1600 dopo il fold di Nguyen da UTG. Spero di vedere un flop a costo ridotto. Nessuno rilancia. Sia Blanco che Fabretti sono nel piatto.. K39 senza progetti sul board. Blanco check, Fabretti esce per 2400. Non credo che con un K in mano Pier abbia rinunciato a rilanciare preflop, quindi gli faccio al massimo un 9. Rilancio di 8000, ma Fabretti spinge la vasca. Io ho 16000 davanti e la top pair anche se mal accompagnata.
Pier, in precedenza, non aveva avuto problemi a chiamarmi con 44, aveva visto il mio 39 e potrebbe non essere così forte. Sa che so’ foldare, mi sta dicendo che è fortissimo. Ora sta a me se crederci o meno. Ci penso e decido di giocarmi la top pair in questa mano, piuttosto che mandare nelle mani successive.
Chiamo e il pro di pokerstars gira top pair con un kitcher più alto, ma le carte non abbandonano l’orso, così al turn si materializza un 5 grosso come la cupola di San Pietro.
Dimentico immediatamente i tre scoppi delle world series, l’orso compensa la cattiva sorte di Vegas, purtroppo ai danni di Fabretti che aveva ben giocato fino a quel momento. Ma la sorte è anche spietata e, qualche minuto dopo, vuole proprio che sia io ad eliminarlo. All in in steal di Fabretti ed istant call dell’orsetto. AQ vs 96. Sul board cadono sia la Q che il 9. La bolla è esplosa.
A questo punto mi sento un vero Grizzly, uno di quegli orsi bruni del nord America particolarmente ghiotti di salmoni. E’ il momento di attaccare senze guardare le carte. Inizia quindi un martellamento progressivo fatto di raise e re-raise “any two” ai quali sia Cristiano che Francesco non sembrano porre opposizione, ognuno nell’attesa dell’eliminazione dell’altro.
Nemmeno i JJ scoppiati da Nguyen fermano una azione sistematica che vuole portare ad un solo obiettivo. Vincere.
Cristiano Blanco è il terzo classificato in questa sfida senza tregua. Persona fantastica, che stimo come giocatore ed amico e che saluto affettuosamente attraverso queste righe. Manda la vasca con QT trovando il mio call AT. Nessun aiuto dal board.
A questo punto l’Heads Up è quasi una formalità. Francesco è ancora in piena digestione dopo la lauta cena. L’orso invece ha mangiato pochino ed ha fame. La differenza la fanno gli stack, i miei 200.000 contro i 70.000 del pro di Lottomatica. Poche mani e il primo High Roller verrà finalmente assegnato. Ora l’orso può meritatamente andare in letargo fino alla fine di agosto.
Max Pescatori, un giocatore immenso, dice che non si vincono i tornei a colpi di sfiga. Io aggiungo che quando si vince sei fortunato, quando si perde hai avuto sfortuna, ma quello che alla fine si ricorda, sono solo le vittorie.

Un saluto affettuoso da tutto il Team Goal Win e dall’orso ai lettori di Card Player Italia.

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