Donbass

La guerra. Le decisioni difficili. La disinformazione. La controinformazione.

Nel 2014 un boeing 777 in viaggio da Amsterdam a Kuala Lampur cade sorvolando la zona del Donbass. 298 morti. Alla fine, dopo aver accusato i separatisti russi si appura che è stato un missile ucraino fuori controllo.

Missile?

Era il 2014. Diamine. Ma allora la guerra c’è da prima. E che guerra è? Civile? Etnica?

La guerra è sempre deprecabile e in questi 8 anni pare ne stessero pagando le spese anche in quella piccola zona di mondo. Oltre 15.000 persone decedute, tra cui 700 bambini. Asili nido rasi al suolo? Quello veri. Non le notizie che si sentono in tv e che parlano di scuole rase al suolo piene di bimbi ucraini. Certo! in queste settimane immagino quante scuole siano aperte di notte, stracolme di alunni. O di giorno penso alla madre ucraina del bimbo mandato a scuola dopo un bombardamento notturno. Con borsa e merenda. Puttanate.

Tutto abbondantemente documentato invece lo scontro storico nel Dombass. Ma allora perché si condanna l’intervento russo e non l’immobilismo europeo?

Non me la sento di accendere luci e sentirmi parte di un qualcosa di sbagliato come la guerra, e tu presidente Ucraino non sei certo migliore del Putin di turno.

Non me la sento di condannare popoli quando per anni e a causa di precari equilibri legati a interessi economici si è giocato ad ignorare.

Siamo peggio di quei carri armati di plastica del risiko presi a calci dal gatto di casa.

Le decisioni difficili di un capo di stato in un percorso di pace o di guerra sono solo una questione di tempo, opportunità e logica. Nel Donbass per la gente il nemico non è il capo di stato ma il dirimpettaio. La persona qualsiasi che può fare del male, o rispondere al male subito. E si poteva farlo “giusto o sbagliato”, quando si voleva, solo perché si pensava di essere nel giusto, e già comunque in guerra. Ma a pagarne le spese erano davvero e purtroppo civili innocenti.

Nella Donbass i tumulti sociali sono da 8 anni specchio di quelli personali, che spesso ci si trova ad attraversare nei processi evolutivi e generazionali. E che costringono persone come me a domandarsi se, come e quando toccherà a noi difendere chi amiamo.

Quando ciò che si ama è in pericolo i cuori battono con prepotenza e di notte non si dorme, si ha paura del mattino che verrà. E questo valeanche per le brave persone di ogni credo e nazione che nel mondo stanno pagando le conseguenze di guerre civili e non oltre all’immobilismo Onu, Nato e quant’altro.

Credo che nel nostro cuore ci siano tanti modi di fare qualcosa di sbagliato, ma che siamo costretti a fare. Ma anche tanti modi di ringraziare, di chiedere scusa e di andarsene via per sempre.

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