Fine corsa

A volte mi sento come su un treno che viaggia veloce in un binario morto. E io sono sulla locomotiva di testa, ma non mi muovo. Non mi sposto di un metro. Non mi getto dalla carrozza.
Tento fino all’ultimo di fermare il mostro. Con tutto quello che ho, anche quando tutto quello che mi rimane sono le idee e la speranza.
Esamino dettagli.
Cerco soluzioni.
Immagino che qualcosa alla fine arrivi e mi aiuti a fermare i maledetti motori o ad azionare i freni. Intanto mi accarezzo la faccia pensando.
Passando i pensieri come dita sulle cicatrici che mi ha lasciato la vita.
Le ferite in fondo ci sono e mi sono sempre state utili. Sono la mappa completa delle mie esperienze, delle mie paure, ma anche di tutto il coraggio possibile. Quello stropicciato. Quello elemosinato, voluto o sofferto.
Io non credo di essere i miei successi, io sono soprattutto i miei fallimenti.
In tutto quello che ho sempre fatto per me o per gli altri ci ho messo in principio la faccia e poi il cuore.
Ma ci sono state volte in cui non è bastato e sono finito di schianto, a tutta velocità, verso quella barriera posta a fine corsa.

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