Il resto

Stamattina è troppo presto per molte cose. Per sperare, per parlare, per ridere, per abbracciarsi o per battere i pugni sul tavolo.

Non c’è una salvezza possibile, ma solo una condanna disponibile. Ed è tutto lì, poco al di là del metro quadrato di una finestra. Nella terra di mezzo illuminata dai lampioni della strada.

Mi piace guardare fuori alle 6 di mattina. A quest’ora il mondo sembra così pulito, incontaminato, terrestre.

A quest’ora il mondo non si accorge di niente. Di me, di te e di tutta la vita che vi si nasconde.

A quest’ora si moltiplicano le distanze, si confondono i perimetri.

A quest’ora non serve sapere, perché sapere potrebbe non essere abbastanza.

Io ho finito con l’adattarmi a questa insufficienza.

A questo maledetto senso di inappetenza per tutto quello che non mi interessa. Al lento e insopportabile sgretolarsi delle attese che delimitano il mio universo.

Sorrido.

E intanto guardo le solite briciole sul tavolo della cucina, ce ne sono una infinità e ogni tanto ne porto una alla bocca con la mano destra, simulando espressioni simili a pacche sulle spalle. E’ piccolo. Ma è croccante e dolce come la vita che vorrei.

Ci sono notti così, che lascio passare senza riordinare i pensieri. Metterli in ordine sarebbe un atto di straordinaria bellezza. Una necessità da soddisfare.

Ogni rivoluzione delle cose ha in sé un qualcosa di spietatamente creativo e meraviglioso. Eppure mi sfugge il coraggio.

La notte le sirene cantano più forte e non ho voglia di non ascoltarle. In questo viaggio non sono Ulisse e Itaca non ha lo stesso sapore di Atlantide.

La mia nave non ha compagni di viaggio. È sempre in balia delle onde e gli scogli sono davvero vicini. Forse non sarà poi un male schiantarsi sulle rocce. Naufragare in certe convinzioni che hanno bisogno di essere disintegrate come il legno fradicio di questa zattera alla deriva e rivelare qualcosa di più di una realtà che intuisco.

C’è qualcosa di famelico e di meravigliosamente nascosto sotto il profilo dell’acqua. Qualcosa a cui mancano solo i tentacoli per fare davvero paura.

Forse è bene che tutto resti così com’è. Sperato, disatteso, lasciato al suo infame destino.

Forse l’immaginazione è la mia scialuppa perfetta. Portare in salvo i desideri è un dovere di ogni capitano. “Salga a bordo cazzo” mi gridano alla radio. Ma io faccio orecchie da mercante.

Forse sono un bugiardo. Un illuso che si arrende all’idea di consumare la vita con morsi piccoli, contenuti, come se ne assaggiassi ogni tanto un pochino e mi meravigliassi del sapore.

Sfuggire a quel demone sotto al mio letto che la notte mi sfiora le gambe e mi chiede di lasciarmi sbranare solo per un’altra notte, ogni notte.

Ho tanta paura.

Se mi guardo dentro vedo parole disordinate. Vorrei cambiare tono, distribuire meglio la punteggiatura. Vorrei chiedere alle labbra di poggiarsi diversamente sulle consonanti. Domandare al respiro di modificare il suo ritmo. Di scandire meglio pause e accelerazioni.

E invece le parole restano lì. Osservano. E raccontano verità inaccessibili, segreti indicibili, piccole meschinità e fantasie grandiose da film in costume. Scrivere è una maledizione necessaria.

Ci penso spesso. E penso che ci sono cose di me che esistono solo tra le parole che scrivo. Che mi sento scorrere inchiostro dentro le vene e che posso confessare di aver provato gusto nel vivere soltanto quando riesco a scriverlo. A trovare la pace che serve per non farmi di nuovo la guerra.

Tutti sanno tutto.

Invece io molte cose non le so.

Per questo trascorro parte del mio tempo a cercare risposte. Il resto del tempo invece lascio fluire le sensazioni.

Il resto del tempo mi guardo scorrere.

Il resto del tempo è un processo meccanico.

Il resto del tempo. È tutto quello che mi rimane. Il resto.

2 Risposte to “Il resto”

  1. poetella Says:

    Non dar retta… quelli che dicono di sapere mentono.
    Qua nessuno sa niente. O sa pochissimo. Proprio quasi niente.
    Dunque…

    Piace a 1 persona

  2. poetella Says:

    P.s.
    Splendida foto

    Piace a 1 persona

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