#undicesimo piccolo indiano

Una porta che sbatte. Un caffè che si fredda. Il tempo preso a calci, lanciato come una monetina nel pozzo. E alla fine tutto rimane fisso davanti agli occhi. Giusto al di là di un parabrezza. A volte appannato dai sospiri. Altre volte accarezzato dalle minuscole facce imbronciate di una pioggia poco convinta e scura.

In fondo somigliamo a quei tergicristalli che si rincorrono senza sosta. Ostinati e presuntuosi. Testardi e permalosi. Inutili come lancette dell’orologio di un campanile che segna da un secolo la stessa ora. Sembra strano, ma non tutte le notti sono fatte per dormire.

Questa non lo è. Questa sembra nata per ricordare i momenti e le persone che non ci sono più. Le cose perdute. I volti e le voci. Questa sembra fatta a posta per ripercorrere i nomi di chi ti è sempre e comunque vicino, fino a chiuderti gli occhi. Con i pensieri appoggiati nella penombra del corridoio di un ospedale.

Potrei tentare di scriverli tutti. Umberto, Anna, Guido, Francesca, Fabrizio, Salviano, Alexei, Sonia, Roberto, Anna, Roberta, Ilde, Fernando, Giacinta, Gesualdo, Bernardina, Annamaria, Alessandro, Lucia, Maurizio, Giorgia, Giuseppe, Maria Dora, Massimo, Stefania, Stefano, Marina, Barbara, Emanuela, Isabella, Carla, Tonino, Elisabetta, Gabriele, Tiziano, Francesca, Giovanni, Ylenia, Eleonora, Michela, Gianluca, Massimiliano, Luca, Alex, Pino, Cristian, Roberta, Riccardo, Enrica, Marco, Nello, Gianmarco, Silvia, Amedeo, Francesco, Alberto, Alexandra, Cinzia, Sara, Deborah, Mirella, Adelina, Ida, Andrea, Giorgia, Luisa, Luca, Davide, Cristina, Andrea, Cristina, Lorenzo, Gioele, Luca, Pierpaolo, Stefania, Marco, Piero, Eugenio, Simon, Valentina, Chiara, Luca, Lucrezia, Daniela, Monica, Max… e poi?

Come faccio a ricordare tutti senza aprire una bottiglia di birra? Si stappa. Si alza il calice. È così che si ricorda. Alzandolo per brindare a qualunque cosa del passato e di questa giornata. A quel pensiero che mi attraversa da parte a parte. Senza bussare. Al meraviglioso disegno di mia figlia. Agli impegni da regalare a mio padre.

C’è ancora da guardare la Roma in champions. C’è il prato da tagliare. Ci sono le multe dell’auto ancora da pagare. E poi l’appuntamento dal commercialista, dal dentista, dall’avvocato. E gli ho promesso di perdere peso. Questa pagina non è altro che l’anticamera di un sogno. È l’undicesimo piccolo indiano. È arsenico, ricordi e vecchi merletti. È polvere sui libri di scuola da soffiare via.

3 Risposte to “#undicesimo piccolo indiano”

  1. poetella Says:

    Sempre gradevole leggerti.
    Poi quella foto!
    (P.s.
    “a posta” scritto staccato non è un po’…desueto?)
    🙄😊😉

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: