Allacciare le scarpe al mondo

Eppure è così. Sembriamo quasi dominati dalla paura di essere giudicati male. Dilaniati da una compulsiva social-ricerca di consensi.

Al lavoro. In casa. In vacanza. Tra gli amici. In rete. L’apparenza divora la realtà e sembra ormai il vertice di una immaginaria catena alimentare.

“Meglio condividerla che viverla una esperienza” scriveva un rapper di cui non mi sovviene il nome. Ma se poi si condivide anche ciò che non si vive nemmeno. Se si condividono esperienze non nostre. Si passa dall’inutile, al patetico, al patologico.

Quante volte ho sentito la gente ripetere di non essere interessata agli altri. Sono le stesse persone che si eliminano le rughe con photoshop. Che postano. Che contano i like sulle foto come fosse l’unico modo conosciuto di puntellare l’autostima.

Sembra questa l’unica unità di misura possibile del nostro ego sistema. Quella in grado di riassumere il giudizio su di noi e sul nostro stile di vita.

Ma dove sta scritto che per usare il proprio carisma è necessario attribuirgli un valore. Eppure sono una infinità le persone che nella fase infantile dei like vedono la possibilità di un consenso senza limiti.

I limiti. Già.

Sapessimo riconoscerli davanti a uno specchio. Sembrerebbero meno limiti. Limitarli sarebbe la soluzione, invece che dar loro libero sfogo.

Ma la consapevolezza è figlia dell’umiltà. Ed è difficile arrivare all’umiltà senza essere colpiti dall’umiliazione di uno sbaglio. o dal consiglio di un amico che ti dice, sei patetico.

Tutti, davvero tutti sbagliamo.

Continuamente. Anche quelle mega “gnocche” che pubblicano i selfie in esclusive e costosissime località del pianeta.

Anche i professionisti del bicipite. I poeti. Gli umanisti. I politici. I giornalisti. I calciatori. Gli architetti e gli ingegneri. I mafiosi. I ladri. I bastardi. I furbi e i filibustieri. I contadini e gli artigiani.

Gli scienziati. I medici. I giudici e gli avvocati. I prelati. Perfino i papi. Gli imprenditori della vita. I ricchissimi. I poveri. Fino agli inutili, che alla fine sbagliano come tutti gli altri.

L’umiliazione è proprio questo. Il nostro incontro scontro con i fatti che non vanno come avremmo voluto noi. Come avevamo impostato. Preteso. Progettato.

Non siamo la A. Non siamo la Z. Siamo una delle lettere che stanno nel mezzo. Le cose che non ci obbediscono. La nostra volontà che non è sufficiente a cambiare il mondo.

Attraversando i social network ci si rende conto di quanto siano la presunzione e la pochezza a rendere le persone deboli e insignificanti.

Tutti troppo legati all’apparenza per migliorare anche un semplice metro quadro di questo emisfero. E ciò toglie consapevolezza ai valori. Ci mette in contatto con una forza del tutto immaginaria.

Gli sbagli si nascondono. I successi si mostrano. Le verità si modificano. Le relazioni su cui bisogna lavorare troppo si cancellano.

È questo il modo più presuntuoso di rimanere al mondo, alla maniera di un semidio circoscritto in uno schermo. Migliore di te perché non sbaglia mai. Perché vive meglio. Guarda la foto.

Se solo ci rendessimo conto che siamo anche e soprattutto nelle mani delle persone che ci vogliono bene. E che servirebbe uno “sganassone” ogni tanto per capire che questa non è affatto una cattiva notizia.

Oggi il tempo stringe. Devo prendere una decisione importante. Una delle più importanti. Mio nipote più piccolo mi sorride. Si è accovacciato per allacciarsi una scarpa. Ho visto una smorfia di disappunto. Mi chiede se posso dargli una mano.

È stato un meraviglioso pensiero. Una richiesta di aiuto sincera. L’ipnotico gesto di un ragazzino privo di retropensieri.

È proprio la semplicità il cuore di ogni relazione umana ed è su questa spietata trasparenza che si edificano i progetti di vita.

Quelli per i quali se io ho difficoltà tu magari mi aiuti. Perché aiutando me aiuti te stesso e la vita alla quale entrambi apparteniamo.

In conclusione dovremmo solo vivere più semplicemente. Senza apparire. Senza vergognarci di non essere. E chinarci ogni tanto ad allacciare le scarpe al mondo.

5 Risposte to “Allacciare le scarpe al mondo”

  1. alemarcotti Says:

    Sembrerebbe facile… Ma non lo è 😊😀

    Piace a 1 persona

  2. alemarcotti Says:

    Io prendo sempre la stessa… Mezzo secondo😂😂😂😂

    Piace a 1 persona

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