Alice si tolse le scarpe

Alice pensava che fosse impossibile gettare una maschera quando ti accorgi che non lo è più. Quando ti rendi conto che sul volto ti calza a pennello.

Lei sapeva bene cosa volesse dire essere diversa. Un personaggio. Tutti i personaggi in fondo lo sono. Alice però era davvero molto, molto diversa. E io ero l’unico con cui riusciva a discutere.

L’avevo creata e vista crescere. Le avevo dato un carattere. Le avevo insegnato a combattere. A resistere. A credere nello specchio.

A volte Alice sognava di salvare il suo universo dal nostro mondo. Immaginava di tutelare tutti da quella mano invisibile che gli altri personaggi chiamavano “tempo che passa”.

Quello che ci marchia con un orologio da polso. Quello che ci misura ogni giorno, senza che ce ne rendiamo neanche conto. Ma Alice non era solo un personaggio. Era un personaggio solo.

“Come faccio a cambiare il mondo Jep?” Mi chiese una sera. E io non le avevo risposto.

“Ti prego, dimmi come fare?” Mi chiese anche la sera successiva. E io continuavo a non scrivere.

Il suo era un universo molto pericoloso e non certo per via di chi generava il male. Ma per colpa di chi era sempre stato a guardare senza muovere un dito. Forse in questo somigliava un po’ al nostro mondo.

Poi un giorno la portai sulla spiaggia e finalmente le raccontai una storia di quando ero un bambino.

“Lo sai Alice? Una mattina i miei genitori mi portarono proprio qui. A Ostia. Era una domenica di marzo. C’era un sole tiepido che annunciava la primavera, ma non faceva abbastanza caldo per fare il bagno.

Io e i miei ci sedemmo sulla spiaggia e mangiammo un gelato. Ma al ritorno non mi resi affatto conto di avere le scarpe piene di sabbia e la lasciai ovunque in casa, sul pavimento della mia stanza. Avevo solo otto anni. Nessuno a otto anni avrebbe dato peso alla sabbia. Mia madre si.

E si arrabbiò parecchio. Al contrario mio padre non era per nulla arrabbiato. E dopo tanto tempo oggi ne ho capito anche il motivo.

In migliaia di anni quella sabbia era passata dall’oceano alla spiaggia. Infine dalla spiaggia, alle mie scarpe. E io l’avevo infine portata via. Inconsciamente. In casa.

Ogni giorno cambiamo il mondo in modo impercettibile. Cambiamenti che all’inizio non fanno mai la differenza, perché occorre più tempo di quanto il tempo stesso ce ne concede. A volte non basta una vita per cambiare il mondo.

Nulla accade in una sola volta. Succede lentamente. E non tutti abbiamo la pazienza per farlo. Tu ne hai? “

Alice si tolse le scarpe e mi parlò accarezzandomi con gli occhi.

“Ricordi quando ti prendeva il blocco dello scrittore? Quando facevi finta che io esistessi davvero? E io ti sorridevo senza giudicarti. A dire il vero mi manca quel periodo e sai perché? Perché la vita di un personaggio che non esiste è molto più facile. Noi abbiamo una infinità di tempo per cambiare il mondo.”

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